giovedì 21 aprile 2022

Cosa passa per la guerra in Ucraina

COSA PASSA PER LA GUERRA IN UCRAINA

2014, inizia la guerra - La “finestra” temporanea - Il problema USA della simultaneità - L'inclinazione russa al martello - Nazionalismo banderano - Dal campo di battaglia - Un confine sanguinante - Effetti imprevisti - La fede nel dollaro vacilla - Maccartismo Dem - Italiani che rifiutano l'elmetto - Pacifismo


La crisi ucraina ci spinge sull'orlo della guerra generale e nucleare. Ne siamo sorpresi perché per oltre otto anni fatti e segnali, provenienti da quel Paese, sono stati ignorati o occultati.

Ora, l'invasione russa ci pone direttamente di fronte - insieme al tremendo spettacolo della distruzione umana anche di questa guerra -, alla possibile deriva delle contraddizioni globali nel concentrato geopolitico del 2° grande conflitto europeo dal 1945.

Una furibonda campagna mediatica supporta la strategia della presidenza Biden di impantanare la Russia e rovesciare Putin. Perciò Gli USA impediscono ogni accordo di pace e spingono sino al sacrificio dell'ultimo ucraino, tenendo in scacco gli Stati forti dell'Europa continentale, mentre l'Unione è in preda al maccartismo guerrafondaio.

Nella escalation di accuse, sanzioni e corsa al riarmo si distingue il governo Draghi: fornisce armi a Kiev e viola la Costituzione; condivide sanzioni che si ritorcono contro il Paese; ne scarica le conseguenze sugli strati popolari.

Autodifesa ed incidenza politica delle classi subordinate dipendono dalla comprensione di cosa passa per la guerra in Ucraina e dalla forza che può assumere il movimento per la pace.


2014, inizia la guerra

Sebbene il mantra mediatico dominante insista nel datare lo scatenamento del conflitto al 24 febbraio 2022, giorno dell'invasione russa, esso ha realmente inizio con il rovesciamento del presidente Viktor Janukovyč, in seguito al colpo di Stato di Euromaidan (2013-1014).

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Elezioni parlamentari 2012

Il sistema elettorale è misto. Dei 450 seggi totali, 225 sono assegnati dai collegi uninominali (156 sono vinti dai maggiori partiti), gli altri 225 con ripartizione proporzionale su scala nazionale e sbarramento al 5%. 

Il Partito delle Regioni, espressione del primo ministro uscente Mykola Azarov e del presidente Viktor Janukovyč, vince con il 30% dei voti e 187 deputati. 

La coalizione tra Patria, partito della Tymošenko, ed il cartello Opposizioni Unite ottiene il 24,5%. 

All'Alleanza Democratica Ucraina per la Riforma (UDAR), del pugile campione mondiale dei pesi massimi  Vitalij Klyčko, va il 14% dei consensi.

Al quarto posto di colloca il Partito Comunista Ucraino che supera il 13%.

Il partito di estrema destra SVOBODA (Unione Pan-Ucraina “Libertà”), violentemente xenofobo, antirusso ed anticomunista, guadagna il 10,4%.

Ha raggiunto un accordo pre-elettorale con Patria. Il partito Ucraina – Avanti! dell'ex calciatore Andriy Schevchenko non supera l'1,6% e la soglia di sbarramento.

L'espressione regionale del voto ricalca le divisioni etnico-linguistiche nella Mappa. 

Il Partito delle Regioni ottiene i maggiori successi nelle aree russofone, mentre l'opposizione prevale in quelle ucrainofone.

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Due vittorie elettorali avevano stabilito la sua legittimità democratica: le presidenziali del 2010 e le parlamentari del 2012. Avevano evidenziato una distribuzione del voto legata all'appartenenza etnico-linguistica [vedi dati e mappa nella finestra], indicando al contempo un possibile percorso unitario, dopo la rottura della “rivoluzione arancione” del 2004. Euromaidan ruppe quel percorso e Janukovyč fu rovesciato.

In risposta al putsch, la Russia si riprese la Crimea, “dono” kruscioviano (1954) all'allora repubblica Ucraina dell'Unione Sovietica, e nel Donbass sorsero le repubbliche indipendentiste di Donetsk e Luhansk.

Le forze armate ucraine iniziano contro queste due entità autonome una guerra che provocherà circa 15 mila morti. Nell'area del Donbass e più a Sud, si verificano episodi di pulizia etnica anti-russa, come quello della Casa dei sindacati di Odessa, perpetrato da gruppi neo-nazisti.1

Nascondere all'opinione pubblica i fatti antecedenti l'attacco russo, avvenuti nell'arco di otto anni, ha lo scopo di convalidare la tesi che la guerra è iniziata nel febbraio del 2022.

Poiché la prima guerra europea dalla fine della guerra mondiale nel 1945, nella ex-Jugoslavia (1991-2001) è stata messa nel dimenticatoio, lo sono anche le sue “anticipazioni”.

Nel 1999, in coda a quella guerra, per la prima volta la NATO interviene in modo diretto, in appoggio al Kosovo albanese, separatista dalla Serbia. Il conflitto per le piccole patrie etnico-confessionali, istigato dalla politica dei riconoscimenti, aveva condotto allo smembramento della Federazione jugoslava del dopo Tito. L'intervento della NATO, voluto da Clinton, segna il definitivo passaggio alla internazionalizzazione del conflitto: da un lato gli Stati della NATO e dall'altro la Serbia di Milosevic, a cui una Russia ancora debole non può prestare aiuto.

Allo stesso modo, la voluta “guerra civile” tra le due principali componenti etnico-linguistiche in Ucraina ha preparato l'attuale guerra con la Russia. Ma la Russia non è la piccola Serbia.

La “finestra” temporanea

Pur non ritornando sui fatti del 2013-2014 ed immediatamente successivi,2 è necessario riprendere alcuni aspetti del quadro conflittuale venutosi a determinare.

Il primo riguarda l'estensione della NATO ai confini della Federazione Russa, in violazione degli accordi che lo escludevano,3 risalenti al summit di Malta del 2-3 dicembre 1989, tra Gorbaciov e Bush padre.

Dopo il più grande allargamento nella storia dell'alleanza (2004), al compimento dell'accerchiamento militare della Russia mancava il tassello dell'Ucraina. Sicché appurare il reale ruolo degli Stati Uniti e della NATO nelle vicende di Euromaidan è dirimente.

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Fuck the Ue!

Da più parti è stato ripreso il contenuto di una conversazione telefonica, su YouTube tuttora in rete, di cui fu protagonista Victoria J. Nuland, oggi sottosegretario agli Affari politici di Biden, già consigliere di Cheney, ambasciatrice Nato ed assistente di Kerry.

Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano del 20/3/2022, scrive “L'amica geniale”, su cui baso questa sintesi.

Nuland dichiara nel dicembre 2013: «Gli USA hanno investito 5 miliardi di dollari per dare all’Ucraina il futuro che merita.»

Nel febbraio 2014 promuove la rivolta di Euromaidan. Yanukovic è filo russo ma anche filo-Ue.

Un mese prima della caduta di Janukovyč, Nuland è al telefono con Geoffrey Pyatt, ambasciatore Usa in Ucraina. Sanno già che Janukovyč cadrà e decidono chi dei suoi oppositori dovrà fare il premier del futuro governo. Nuland indica Arsenij Jacenjuk, come effettivamente avverrà, escludendo la candidatura dell’ex pugile Vitali Klitschko [Ndr: alle elezioni parlamentari del 2012 non aveva accettato di mettersi in coalizione con la destra, insieme ai fascisti].

Nuland confida di aver esposto il suo piano di pacificazione dell’Ucraina a Jeffrey Feltman, sottosegretario per gli Affari politici dell’Onu che intende nominare un inviato speciale, d’intesa col vicepresidente Biden. L’ambasciatore vorrebbe consultare la Ue e la Nuland replica: «Fuck the Ue!»

Travaglio rileva che la Merkel ha protestato, ma «non perché gli Usa decidono il governo ed il futuro dell’Ucraina».

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La registrazione della conversazione della signora Nuland [vedi “Fuck the Ue!” nel riquadro in pagina] con l'allora ambasciatore americano in Ucraina, Geoffrey Pyatt, è assai significativa in quanto dimostra che:

  • a dirigere le operazioni sul campo (non ad “influenzarle”) sono gli Stati Uniti;
  • chi subentrerà al governo è già deciso, in accordo tra USA e destra nazionalista ucraina;
  • il grado di autonomia ed indipendenza della nascente Ucraina è vicino allo zero;
  • gli Stati Uniti agiscono all'insaputa ed a dispetto della Unione europea e della Germania.

Nel 2019 l'Ucraina inserisce in Costituzione l'obbligo per i futuri governi di aderire alla NATO. Il 1° settembre 2021 è firmata la Dichiarazione Congiunta sulla Partnership Strategica USA-Ucraina. Alla dichiarazione fa seguito una vasta esercitazione NATO in terra ucraina (Rapid Trident) a cui partecipa anche l'Italia, preceduta da una analoga nell'estate del 2021, denominata Sea Breeze.

In questi ultimi anni, sulla via dell'integrazione atlantica, l'Ucraina ha ricevuto addestramento ed equipaggiamento dall'alleanza e la Gran Bretagna si è impegnata ad allestire basi navali sul Mar Nero.

Di recente è emerso sulla stampa internazionale che in Ucraina erano sorti laboratori per la guerra batteriologica. Nel 2016 il procuratore generale ucraino che indagava sulle attività del figlio di Biden, implicato nella faccenda, è stato rimosso.

Otto giorni prima del 24 febbraio 2022, il governo di Kiev ha dato avvio, con il bombardamento di Donetsk, ad una offensiva militare nel Donbass.

Tutto ciò aveva lo scopo di provocare una risposta militare da parte della Russia.

Per farla cadere in una trappola? O era un bluff per indurla semplicemente a rinunciare?

La decisione di Putin è stata di “andare a vedere le carte”, arrischiando di finire in trappola.

Falliti i ripetuti tentativi diplomatici, ha ritenuto di disporre unicamente della possibilità di decidere di passare all'uso diretto della forza. Per farlo gli era stata lasciata una “finestra” temporanea e, sicuramente soppesando gli alti rischi a cui esponeva il Paese, il suo governo e persino sé stesso, ha scelto di non indugiare oltre, di agire prima che si compisse l'adesione piena e formale dell'Ucraina alla NATO. Ovvero prima di dover reagire come il ratto della sua esperienza giovanile.4

Avrebbe potuto evitare l'invasione, agendo per tempo e non riducendosi a quella “finestra”?

Il problema USA della simultaneità

Nella crisi ucraina confluiscono strategie mondiali e spesso sottostimate specifiche dinamiche locali. Vado per ordine.

In una conversazione pubblicata da Limes,5 l'uomo politico americano A. Wess Michell, entra nel merito dei tempi dello scontro con Russia e Cina per riaffermare il primato statunitense, nei quali viene a collocarsi la crisi ucraina.

«Gli Stati Uniti dovrebbero riconoscere che le tabelle di marcia di Putin e di Xi Jinping non sono allineate. La Cina (…) necessita ancora di tre o quattro anni per raggiungere la sofisticatezza militare necessaria a prevalere in un conflitto.

Washington dovrebbe sfruttare questa finestra di tempo per infliggere a Mosca dei costi altissimi, così da costringerla a ripensare la propria espansione occidentale.

L'Ucraina è il cuore di questa strategia. Gli Stati Uniti devono utilizzarla per sfibrare, prosciugare ed impoverire la Russia (...). Putin ha esposto il fianco (…). Una strategia intelligente, semplicemente, dovrebbe provare a punirlo. E in maniera esemplare, affinché Pechino intenda (…).»

Mitchell suppone che Putin voglia installare a Kiev una “satrapia allineata a Mosca”. Stati Uniti ed alleati europei devono aiutare gli ucraini a difendere se stessi. L'Europa va incoraggiata a liberarsi dalla dipendenza energetica, attraverso l'energia nucleare ed impianti di rigassificazione, il che richiede tempo.

«Sebbene la maggior parte degli europei fatichi a capirlo, l'America è entrata in una fase di profonda tensione geografica tra Asia ed Europa. (…) gli Stati Uniti attualmente non posseggono le capacità per combattere e vincere una guerra contro Cina e Russia simultaneamente. (…) Si stanno equipaggiando per contrastare il rivale più pericoloso, correttamente identificato nella Repubblica Popolare.»

La simultaneità è il problema del Pentagono.

Mitchell esamina poi le diverse correnti politiche presenti negli States sia tra i repubblicani che tra i democratici. In seno a questi ultimi ci sono coloro che:

«riconoscono l'urgenza delle rivalità internazionali e pensano di gestirle ricalcando gli schemi della guerra fredda. I suoi membri si focalizzano quindi sulla coesione delle democrazie, da opporre alla schiera dei regimi autocratici.»

Comprese le affermazioni a cui neanche lui può credere - l'inesistente capacità di espansione verso Ovest della Russia per nascondere la evidente massiccia espansione della NATO verso Est6 -, le linee guida suggerite da Mitchell sono quelle praticate dalla Casa Bianca.

Biden vuole una nuova guerra fredda, basata sui “valori” delle “democrazie” contrapposte alle “autocrazie”. Una parata ideologica annunciata dal presidente nord-americano al vertice dei G7 11-13 giugno 2021, tenutosi in Cornovaglia.7

In realtà la guerra in Ucraina serve a neutralizzare la Russia. Dopodiché sarà la volta della Cina, il nemico principale designato.

L'inclinazione russa al martello

Putin sostiene di non avere avuto scelta.

Non ha potuto averla o non ha saputo costruirsela, prima di essere ridotto alla sola “finestra” temporanea, utile all'intervento militare?

Inoltre, fine a che punto la struttura interna del potere russo è vincolante per indirizzare il suo pensare ed agire politico?

La storia del recente decennio mostra che alla crescita della forza militare non è corrisposto una adeguata strategia politica e comunicativa.

Fa sorridere l'ingenuità di promuovere la propria immagine in Occidente, finanziando pagine su quotidiani come “La Repubblica”.8

Al momento del putsch di Euromaidan la Russia si è fatta trovare impreparata, sia sul piano dei servizi di intelligence, sia soprattutto su quello politico e di politica economica.

Appoggia il programma di Janukovyč che rifiuta l'adesione alla NATO, ma al tempo stesso é aperto alla Ue, senza rompere i legami economici con la Russia. Un precario “equilibrismo” sotto l'incalzare della grave crisi economica del Paese.

Si può dubitare della comprensione da parte russa, degli effettivi rapporti interni alla Ue, e tra Ue e NATO .

Entrare nell'Ue significa aderire al liberalismo occidentale e, al tempo stesso, collocarsi in posizione periferica rispetto ai Paesi centrali. Questi, pur di disporre di Stati deboli che non ostacolino la penetrazione ed espansione dei propri capitali, sono disposti ad avallare i più radicali etnicismi disgregatori e pure le “rivoluzioni arancione” ed i colpi di Stato diretti dagli Stati Uniti. Sennonché, una volta innescati o scientemente provocati i conflitti, gli amici prescelti passano sotto tutela militare della NATO e, quando sono inclusi nell'Unione europea, vanno a rafforzare il partito nord-americano al suo interno.

A questo proposito, la storia della voluta disgregazione jugoslava costituisce un precedente emblematico. Con poche differenze è ripetuto quando gli USA adottano il nazionalismo banderano, appoggiati dall'Ue, che, tramite il parlamento di Bruxelles, si salva l'anima con una ipocrita “condanna” dell'eroe nazista Bandera.

Forse al Cremlino hanno fatto eccessivo affidamento sull'autonomia reale di Germania e Francia (il centro europeo).

Non è privo di rilievo che Euromaidan (novembre 2013) prese le mosse da una protesta popolare contro la politica economica del governo di Mykila Azarov. Protesta nella quale la destra ucraina si inserì accusando il governo di non volere uscire dalla crisi economica perché anti-europeo, solo per non aver dato immediato via libera all'associazione di libero scambio con l'Ue.

Dopo Euromaidan, l'opposizione filo-russa si attesterà su posizioni di più netta scelta anti-occidentale, rappresentate dal partito di Viktor Medvedchuk (Scelta Ucraina), il quale, in ascesa di consensi, verrà arrestato nel 2021 con l'accusa di tradimento.9

La dirigenza russa non ha avuto altra scelta, perché non ha saputo procurarsela. E qui veniamo all'assetto strutturale che condiziona il potere in Russia.

Nel tendere la trappola, gli analisti statunitensi sapevano bene che tale assetto interno del potere inclina e riduce la Russia più facilmente alla soluzione militare.

Esso, dopo i disastri di Eltsin, poggia su alcuni pilastri: il controllo sovrano delle enormi risorse del suolo e del sottosuolo, che permette il loro prioritario uso in funzione nazionale; il potenziamento della capacità militare10 sia strategica (armi atomiche e tecnologia dei missili ipersonici), sia di intervento nei teatri di conflitto (Cecenia, Siria ed altrove); lo spostamento, in quanto potenza euro-asiatica, del proprio baricentro dall'Europa all'Asia; l'ideologia della grande Russia, forte di una propria tradizione identitaria storica e culturale.

L'uso sovrano delle risorse minerarie, agricole e naturali contempla la coesistenza capitalistica di monopoli statali e di grandi proprietà private. Gli oligarchi possono accumulare, ma non globalizzarsi oltre i limiti di questo uso. Sanno di dover godere della protezione di un forte apparato militare, rispetto ad una economia relativamente poco sviluppata. Senza il “martello” quelle risorse sarebbero facile preda della voracità espansiva degli oligopoli occidentali.

Guardare ad Oriente significa allearsi con la Cina, emergente superpotenza economica, che non dispone però di corrispondente capacità militare, e poggiare sull'interesse degli altri emergenti, nonché dei molti Paesi che anelano ad un autonomo sviluppo nazionale.

L'ideologo russo Aleksandr Dugin, che ha un buon seguito ai vertici, vede la Russia in contrapposizione al Grande Reset – considerato il piano dei “globalisti” per ottenere il controllo liberale su tutta l'umanità – ed avvalora le culture tradizionali radicate, come quella cinese.

L'orgoglioso richiamo identitario si nutre sia della vittoria sovietica nella Grande Guerra Patriottica, sia del passato imperiale zarista. Allo scontro tra democrazie liberali e regimi autocratici di Biden, oppone la “guerra alle oligarchie mondiali”.11

Nazionalismo banderano

Torniamo alla scena ucraina.

Il governo Zelensky difende l'indipendenza e la democrazia contro l'”autocrazia” russa. Questa rappresentazione implica l'accettazione di alcuni assunti.

Il primo è che l'Ucraina post Euromaidan sia indipendente e, in assenza pressoché totale di sovranità nazionale, possa essere democratica.

Il secondo assunto è che una democrazia possa sussistere pur in presenza di una discriminazione etnico-linguistica e culturale sancita sul piano istituzionale. Nel caso ucraino attuata contro una “minoranza” tanto consistente da raccogliere quasi la metà dei cittadini e rompendo con una storia ed un legame culturale di secoli.

Nel Donbass ed in tutte le province con forte presenza di parlanti russo, in violazione degli accordi di Minsk II, è stato negato il bilinguismo e la pari dignità etnico-culturale.

Prima dell'invasione russa e della legge marziale, le principali forze d'opposizione del paese sono state bandite, a cominciare dalla messa fuori legge (2015) del Partito comunista, che nel 2012 aveva raccolto più del 13% dei voti. Tutte le principali televisioni e media dissidenti (vale a dire russofili) sono stati chiusi. In Ucraina esiste il reato di “nemico del popolo”, imputazione che puntualmente colpisce chi avversa il “servitore del popolo”.12 In buona sostanza, un russofilo ucraino è considerato anti-ucraino, traditore della Patria.

Il terzo assunto è sintetizzato dalla affermazione per cui: “il governo Zelensky si serve dei neonazisti, ma non è nazista”. Ebbene, qual è il reale portato della presenza neonazista nella coalizione politica che regge il governo di Kiev dal 2014?

Insistere sul suo peso militare ed elettorale è significativo, ma non coglie l'aspetto principale.

È significativo perché mette in luce che i neonazisti nelle istituzioni sono forti e regolari. Il battaglione Azof13 appartiene alla Guardia Nazionale e l'ordine di Centuria è trasversale a tutte le forze armate ucraine e le rifornisce dei cadetti.14

D'altro canto, il maggior consenso la ultra-destra, comunemente identificata in Pravyj Sektor (Settore Destro), lo raggiunse alle parlamentari del 2012 col 10,4% dei voti alla lista SVOBODA alleata con Patria, il partito della Tymošenko. Nel 2014 ottiene solo il 4,71% dei voti.

Va messo invece in preminente rilievo che il processo di costruzione politica nazionale dell'Ucraina (Nation building), pienamente messo in atto dal 2014, scorre sul filo istituzionale e della continuità storico-ideologica con la “dichiarazione d'indipendenza” di cui fu protagonista Stepan Bandera. Collaboratore degli occupanti tedeschi nel corso del secondo conflitto mondiale, sterminatore di ebrei, nazista con velleità di “autonomia” e perciò tenuto sotto chiave dai suoi alleati o, alla bisogna, utilizzato contro il nemico russo-sovietico, Bandera è stato elevato ad “eroe nazionale” ed emblema di tale continuità, come testimoniano i monumenti eretti in suo onore [vedi foto].


È fuorviante trascurare la costruzione “banderana” della Nazione ucraina, su cui è fondata l'alleanza politica oggi al potere, ferocemente antirussa e fautrice di una contrapposta “civiltà occidentale”, in una campagna di odio per dividere la popolazione ucraina.

In effetti, in Ucraina si scontrano due continuità storiche e due idee politiche dello Stato, incompatibili tra loro: una multietnica, dei parlanti ucraino e russo (e di altre minoranze), ereditata dalla ex Urss e non sufficientemente difesa dalla Russia di Putin che ha parlato dell'”errore di Lenin”; l'altra monoetnica dei parlanti ucraino, basata sulla sottomissione/assimilazione forzata dei russofoni, ereditata dalla velleitaria “dichiarazione d'indipendenza” dell'Ucraina del nazista Bandera.15 Ovviamente divergenti sul piano delle relazioni intra-europee e mondiali.

Importanti uomini politici (Kissinger,16 Prodi, Chevènement) avevano avvertito a non spingere allo scontro le componenti etniche, religiose e linguistiche presenti in Ucraina, allo scopo di sottrarla al suo ruolo geopolitico di ponte di congiunzione tra Europa e Russia, per annetterla alla NATO.

Per alcuni, la democrazia dell'Ucraina di Zelensky soffrirebbe unicamente di un ritardo di maturazione. Verrebbe da dire, considerando la deriva autoritaria, liberticida, maccartista delle “liberal-democrazie mature” occidentali, che l'Ucraina di oggi sta maturando in tempi record.

Dal campo di battaglia



Il reale andamento della guerra è avvolto nelle nebbie della propaganda di parte.

Secondo i grandi media occidentali la resistenza ucraina ha tenuto testa all'attacco russo, che ha subito arresti e rovesci dai quali fatica a riprendersi. Benché l'invasione russa non sia stata condotta come una guerra lampo (Blitzkrieg), né abbia adottato la tattica “colpisci e terrorizza” (Shock and Awe) cara al Pentagono, il suo lento dispiegarsi testimonierebbe che ha dovuto mutare a causa degli smacchi subiti.

Poche le voci dissonanti che, subito catalogate spregiativamente di essere filo-putiniane, appaiono nondimeno più realistiche ed attendibili.

Mi riferisco, in particolare, a Fabio Mini17 ed Alessandro Orsini,18 in un contesto in cui i generali19 si mostrano più pacifisti della stampa.

Orsini, in una trasmissione televisiva, ha detto di sentirsi “un uomo di sinistra schifato” per l'atteggiamento assunto dall'area da cui proviene.20

Per quest'ultimo:21

«(...) Putin sta combattendo con le mani dietro la schiena per una scelta ponderata. Nelle ultime ore, la tesi pessimistica ha trovato più conferme della sua rivale. (…) Che cosa dobbiamo attenderci nei prossimi giorni? Non ci sono dubbi: un aggravamento del conflitto. Biden ha, infatti, deciso di rifornire l'Ucraina con nuove armi letali. Non appena si è diffusa la notizia, Putin ha fatto sfoggio dei suoi missili ipersonici, che non hanno pari sotto il profilo tecnologico. Nemmeno gli Stati Uniti sono riusciti a sviluppare un missile così sofisticato. Il messaggio di Putin è chiaro: “Per ogni nuovo armamento che invierete all'Ucraina, sono in grado di decuplicare il vostro carico”. Questa è la logica dell'escalation militare, che può culminare nell'incubo nucleare. Le armi inviate da Biden all'Ucraina, in poco più di un anno, sono più numerose di quelle inviate dai governi americani nel periodo 2014-2020. (…) Il fine è impantanare la Russia per dissanguarla. È appena il caso di notare che il dissanguamento della Russia comporta anche quello dell'Europa.»

Sulla stessa lunghezza d'onda si esprime l'ex generale Mini,22 che riprende il bollettino n. 27 di Jacques Baud,23 colonnello dell'intelligence svizzera, ora analista strategico di professione.

«Secondo Baud la questione russo-ucraina non è sorta a causa del separatismo o indipendentismo del Donbass. (…) Dal 2014, con i fatti di Maidan e i massacri in Donbass e Odessa, si dimostra la debolezza delle forze armate ucraine (…). L'esercito ucraino, teoricamente forte di quasi trecentomila uomini, era in uno stato disastroso. [Segue elenco del 2018 delle perdite dei “regolari” nel Donbass]. In compenso, dal 2014 in Donbass operavano milizie mercenarie ed estremiste che dopo aver trasformato Maidan in una trappola per migliaia di cittadini incluse le forze regolari di polizia si spostarono ad est per massacrare i presunti “separatisti”.»

Ne è derivata la scelta del governo ucraino e della NATO, chiamata in aiuto, di rafforzare le milizie paramilitari.

Nel 2014, senza sparare un colpo, la Russia annette la Crimea e la base navale di Sebastopoli.

«Nessuno interviene e il segnale per gli ucraini è che gli americani, la Nato e l'Europa non sono disposti a sacrificare un solo uomo per l'Ucraina. Tantomeno per il Donbass, ma se si trattasse di colpire direttamente la Russia, allora sì, si potrebbe sacrificare l'intera Europa. Tutti ricordiamo il fuck Europe della Victoria Nuland.»

Dal 2018 in poi le forze armate ucraine ricevono in armamenti e “consulenti” più di un miliardo di dollari. Si dislocano a Sud, dove operano le bande paramilitari e private finanziate dell'oligarca Kolomiosky, padrone di Dnipro, centro della produzione di armamenti di tutta la ex-Urss. Queste forze costituiscono il 40% delle forze ucraine e contano 102.000 uomini.

«Sono armati, finanziati e addestrati anche da Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada e Francia.»

La propaganda russa li qualifica come neonazisti, un giudizio non distante da quello del Times of Israel del Centro Simon Wiesenthal.

Mini riprende l'immagine di Baud, per il quale l'offensiva russa progredisce su diversi assi, secondo il principio dell'”acqua che scorre” laddove incontra minore resistenza, lasciando per dopo le città. L'intenzione di Putin [ndr L'analisi è del 22/3/2022] non è di impadronirsi di Kiev e di rovesciare Zelensky, ma di negoziare con lui.

Essendo il grosso dell'esercito ucraino schierato a Sud, in preparazione di una grande operazione nel Donbass:

«(...) le forze russe sono state in grado di circondarle dall'inizio di marzo nel 'calderone' tra Slavyansk, Kramatorsk e Severodonetsk , con una spinta da nord-est attraverso Kharkiv e un'altra da sud dalla Crimea.»

Il rallentamento dei russi non deriva da cattiva logistica, ma dall'aver raggiunto i loro obiettivi.

«La Russia non sembra volersi impegnare in un'occupazione dell'intero territorio ucraino. In effetti, sembra che la Russia stia cercando di limitare la sua avanzata al confine linguistico del paese.»

Poiché si tratta di una guerra fatta di scatti e partenze, Mini conclude che probabilmente si trascinerà a lungo, secondo l'auspicio di chi fa affari sul suo prolungamento.

Un confine sanguinante

Putin, dunque, ha premuto sul governo Zelensky per trattare, senza volere, sin dall'inizio, prendere Kiev per instaurarvi un suo governo fantoccio. Contava su un ribaltamento interno non verificatosi? Era il piano A.

L'azione militare russa sul campo ricalca la strategia politica. È rivolta a collegare il Donbass alla Crimea, tende a Sud verso Odessa, evitando di spingersi oltre il “confine” linguistico russofono, verso l'interno ad Ovest. Missili e bombardamenti aerei sono indirizzati principalmente a colpire basi, linee di rifornimento e depositi. La “denazificazione” annunciata riguarda l'area del Donbass e città come Mariupol, dove sono asserragliate le ex milizie irregolari di estrema destra.

La trappola preparata dalla NATO per impantanare l'invasore è sventata?

È troppo presto per dirlo, ma è stupido supporre che Mosca non abbia attentamente valutato questa eventualità, senza intraprendere contromisure.

Imposta dagli eventi bellici, sul tavolo del negoziato in Turchia si è ripresentata per Kiev l'accettazione della “soluzione base”, che non si discostava troppo da quella ripetutamente già chiesta da Mosca prima dell'invasione, con l'aggravio della minaccia costituita dal progredire dell'azione militare. Il messaggio era esplicito: se non l'accetti i tuoi “costi” territoriali saranno maggiori, sino al punto massimo di arrivare a sottrarre all'Ucraina il controllo di tutta l'area russofona.

La “soluzione base” consiste: nel riconoscimento della Crimea russa, della indipendenza delle repubbliche del Donbass, del bilinguismo e delle autonomie regionali; nel disarmo della capacità offensiva e nella rinuncia in Costituzione ad entrare nella NATO (neutralità militare).

Sul piano dell'integrità territoriale, rispetto agli inattuati accordi di Minsk II, è chiesto il riconoscimento dell'indipendenza delle repubbliche del Donbass.

Sul piano politico significa una diversa costruzione politica istituzionale ed una nuova Costituzione (già presente in Minsk II), la sconfitta del nazionalismo “banderano” e delle formazioni neo-naziste e di nazionalismo estremo.

Benché questa soluzione abbia bisogno di complicate garanzie internazionali, essa era l'unica percorribile a breve, se si voleva evitare di mantenere aperto il conflitto sine die. L'alternativa, infatti, è di una perdurante e sanguinante guerra di confini e di una permanente instabilità.

Attestandosi sui limiti etnico-linguistici sanciti sul terreno, il prolungamento dell'azione militare darebbe origine ad una entità ucraina russofona, potenzialmente estesa dal Donbass alla Repubblica separatista della Transnistria, ai confini orientali della Moldavia.

Non verrebbe riconosciuta dai patrocinanti nord-americani del governo Zelensky.

Il conflitto tra due Ucraine in una sorta di divisione coreana,24 diverrebbe una ferita aperta in Europa, oggetto di una lunga contesa armata, e sempre suscettibile di trasformarsi in una guerra generalizzata.

Questo è il rischio che corre il piano B di Putin. Ha denunciato l'”errore di Lenin” o della Unione Sovietica: una nazione Ucraina che riconosce i gruppi etnico-linguistici in convivenza. Ma aderendo di fatto alla loro divisione territoriale, finirebbe per rimanerne invischiato e prigioniero.

Nel fomentare la guerra prima e nel rifiuto oggi della pace possibile, Biden ed il Pentagono sembrano in posizione win win. Comunque vada, Putin, invadendo uno Stato riconosciuto a livello internazionale ne ha trasgredito l'ordine; è aggressore in cattiva luce anche rispetto a quegli ucraini russofoni sui quali credeva di poter comunque contare (il disastro umanitario cade subito e soprattutto su di loro); il suo regime interno rischia di venire destabilizzato; l'insieme dell'Europa è ridotta alla mercé di NATO e USA.

Biden a Varsavia ha detto di Putin ciò che non doveva: “Per l'amor di Dio, non può restare al potere!”. Ha esplicitato il suo vero obiettivo: fargli fare la stessa fine riservata a Saddam, il quale per essere attaccato doveva disporre di fantomatiche “armi di distruzione di massa”, ma, aspetto essenziale, non disponeva dell'arma nucleare.

Cinicamente la NATO rifornisce di armi l'Ucraina che deve combattere sino all'ultimo uomo per una vittoria che non può ottenere, ma ha lo scopo di dissanguare il nemico russo, il bersaglio strategico da neutralizzare per imporre la ripresa dell'egemonia degli Stati Uniti sull'intero mondo, che non deve essere multipolare.

Zelensky recita una parte scritta a Washington.

Eppure tenere in scacco l'Europa (ed il mondo), facendosi carico di non sottoscrivere ogni accordo di pace, logorerebbe il sistema delle alleanze euro-atlantiche, impedendo di staccare la Russia dalla Cina e concentrare il tiro su quest'ultima, il nemico principale designato.

Effetti imprevisti

Biden non fa mistero di volere che i “predestinati” Stati Uniti governino i destini del mondo. Un mondo mono-polare che, tuttalpiù, concede sorvegliati spazi alla “multilaterità”, in avversione alla invisa “multipolarità”.

Le esternazioni “esagerate” del presidente nord-americano hanno richiesto, da parte del segretario di Stato, Antony Blinken, una correzione di facciata, per non urtare ancor più i governi europei occidentali, alla disperata ricerca di una via d'uscita.

La strategia degli States comporta effetti collaterali prevedibili e programmati, ma anche imprevisti ed imprevedibili.

Tra gli effetti programmati c'è sia la subalternità politica dell'Ue in regime di continua emergenza bellica, sia pesanti conseguenze economiche, in particolare per la Germania e l'Italia, dovute alle sanzioni che, viceversa, avvantaggiano l'export sostitutivo nord-americano. Un modo “ottimale”, seppur tardivo, per riequilibrare la propria bilancia commerciale.

Molte sono le ragioni per cui lo schieramento euro-atlantico, in apparenza compatto, nel sottostante non lo è affatto.

Il boomerang sull'Ue delle sanzioni alla Russia riguarda i rifornimenti di gas e petrolio ed investe l'assetto import-export, dalle importazioni di materie prime minerarie ed agricole alle esportazioni, su cui si è prevalentemente basato il modello di sviluppo.

È in forse la stessa fattibilità degli investimenti del capitale finanziario nelle riconversioni produttive green pianificate dall'Unione. Che slittino nel tempo non è affatto trascurabile. A parziale rimedio il governo Scholz ha deciso un riarmo in proprio di 100 miliardi di euro, mentre la sbandierata forza armata europea è poca cosa e non può essere “autonoma” finché sottostà alla cappa della NATO.

Il neoliberismo viene integrato dal “keynesismo bellico”? In assoluto non sarebbe una novità.25

In conseguenza della nuova emergenza, quale sarà la sorte dei vincoli di Maastricht, congelati dal Recovery plan for Europe per la guerra alla pandemia e la riconversione economica? Quale seguito avrà, ad esempio, la fine del Pepp?26

Altro può acuire i contrasti continentali: la rottura con la Russia aumenta il peso condizionante dei governi dell'Est europeo, il vero partito nord-americano in seno all'Ue, mentre il Regno Unito, fuori dall'Unione europea, cerca di ricavarsi una propria area d'influenza a Nord con gli Stati sul Baltico.27

Tra gli effetti imprevisti, a livello globale, alcuni già si manifestano.

Sebbene i Paesi apertamente schierati con la Russia siano pochi, quelli che o si sono astenuti sulla mozione di condanna dell'invasione all'ONU o non hanno obbedito alle pretese sanzionatorie della Casa Bianca, racchiudono la maggioranza della popolazione mondiale. Soprattutto gli “emergenti” prendono le distanze e molti Paesi scoprono i vantaggi del non allineamento.

La linea integralista Dem di Washington rischia di accelerare il processo di affermazione di un mondo multipolare, proprio nel momento in cui crede d'impedirlo.

Negli Stati Uniti cominciano ad esprimersi voci atlantiste (Wall Street Journal)28 duramente critiche verso un presidente dalle “facoltà in affievolimento”. Biden è imputato: di nutrire l'illusione di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo; di offrire troppo poco, in rifornimenti energetici, rispetto alle necessità europee; di alimentare tensioni in Medio Oriente con il “pasticcio” dell'accordo sul nucleare con l'Iran; di essersi fatto trovare in questa crisi con le relazioni al minimo con l'Arabia Saudita; di lasciare che l'India assuma sempre più una posizione terza.

Lo stesso WSJ29 pubblica il racconto di una fonte riservata secondo cui il cancelliere tedesco Olaf Scholz il 19 febbraio ha offerto a Zelensky di rinunciare alla NATO e “dichiarare la neutralità come parte di un più ampio accordo europeo di sicurezza tra Occidente e Russia”, ottenendone un rifiuto. Si segnala, altresì, che molto probabilmente Kamala Harris si trovava nello stesso albergo dove avvenne la conversazione. Detta altrimenti, Scholz si fa negare da Zelensky ciò che Biden non può direttamente, evidenziando al tempo stesso che la Harris non è un'alternativa adeguata al presidente in difficoltà cognitive.

La fede nel dollaro vacilla

La fede nel dollaro - a base “fiduciaria” dalla dichiarazione d'inconvertibilità in oro di Nixon nell'agosto del 1971 - e la centralità della finanza statunitense sono messe a dura prova.

Mentre l'escalation delle misure contro la Russia può portare alla chiusura dei rubinetti del gas, in anticipo sul piano di reperimento sull'allestimento dei rigassificatori e sulla riesumazione del carbone e del nucleare,30 assistiamo ad una destabilizzazione del sistema monetario basato sul dollaro.

Sul tema è intervenuto Wolfgang Münchau. Apertamente schierato per soluzioni estreme, il noto giornalista ed economista, a proposito della sanzioni, lancia un allarme motivato,31 sul quale Gabriele Pastrello ha richiamato l'attenzione:32

«Condivido in pieno l'analisi di Münchau, politicamente guerrafondaio, ma essendo una persona intelligente quando vuole ragiona. Richiamo l'attenzione sul congelamento delle riserve russe.33 Una misura pericolosa per la stabilità monetaria mondiale che può aprire a scenari di crisi impensabili.»

Dalle colonne del China Daily, un importante analista cinese, il professor Lau Siu-kai,34 ha osservato:

«La rottura delle regole da parte degli Usa porta al declino dell'ordine mondiale (...).

L'inesorabile e strisciante processo di de-dollarizzazione è destinato ad accelerare nei prossimi anni. (…) Violando frequentemente e in flagranza le regole dell'ordine internazionale, ostentatamente sotto il suo controllo, gli Stati Uniti hanno danneggiato la loro reputazione, credibilità e valore davanti alle altre nazioni, debilitando l'ordine post bellico stabilito. (…) oggi l'ordine internazionale non è più in grado di promuovere la pace, l'economia globale e la cooperazione internazionale. Il conseguente disordine mondiale andrà a detrimento degli Usa. (…)»

A Pechino, insieme alle monarchie del Golfo, non hanno apprezzato l'escalation di sanzioni che, in un istante, ha congelato tutti i beni personali, le riserve e di conti correnti degli oligarchi legati a Putin ma anche a semplici cittadini.

«Tali misure punitive imposte ai civili sono un segnale che l'Occidente non è più un paradiso per i beni delle persone. Nei prossimi anni, fughe di capitali dall'Occidente saranno un trend inevitabile. (…)

Le sanzioni volte a strangolare la Russia saranno sicuramente viste come una militarizzazione illegittima e senza scrupoli del dollaro e del sistema finanziario internazionale da esso sostenuto.(...).

La Russia, e altri Paesi, costruiranno un ordine internazionale parallelo e competitivo in Eurasia, con annesso ecosistema finanziario parallelo che indebolirà l'ordine internazionale retto dagli Usa.»

L'11 marzo l'Unione economica euroasiatica – Russia, Kazakistan, Kirghistan, Bielorussia e Armenia – e la Cina hanno avviato il progetto di un sistema monetario e finanziario internazionale indipendente.

Maccartismo Dem

Il governo Draghi poggia principalmente sul sostegno del PD.

Staccandosi completamente dalle sue radici storiche, come ha osservato Massimo Cacciari, il PD è diventato la sezione italiana dei Dem statunitensi, di cui ha sposato il maccartismo.

Non hai diritto di parola pubblica se non premetti, con riflesso pavloviano, che “la Russia è l'aggressore e l'Ucraina è l'aggredita”.

Se provi ad argomentare che la guerra non inizia il 24 febbraio con l'invasione russa, o solo osi mettere sullo stesso piano chi ha minacciato e chi ha reagito alla minaccia, o accennare alla inquietante presenza neonazista nelle forze armate ucraine, vieni immediatamente tacciato di stare dalla parte del “criminale Putin” e contro il diritto all'autodifesa della “democratica Ucraina” e del suo legittimo governo.

Alla caccia ai renitenti alla leva vaccinale, ancora viva, subentra la caccia ai renitenti alla “giusta guerra”. Con un carico accresciuto di acrimonia ed intolleranza, che lascia allibiti e “schifati” coloro che, dalle stesse fila della sinistra istituzionale, avanzano dubbi e mostrano disaccordo.

Cosa sta succedendo alla liberal-democrazia non solo italiana?

Qual è la profondità della divaricazione in corso tra liberalismo e democrazia?

Il dibattito è ormai aperto e la via critica, tracciata da molti intellettuali, viene sempre più battuta ed allargata. I movimenti di pensiero si connettono a quelli nella società, prospettando un'alternativa politica oramai matura.

Ne avremo la libertà ed il tempo?

Sempre più ampia è la ribellione alla fascistizzazione della vita in ogni ambito, attuata dalla deformazione e disinformazione dei preponderanti mezzi della propaganda delle élites dominati, rispondenti agli interessi ed alle visioni dello 0,01% in cima alla piramide della diseguaglianza italiana e mondiale.

Quale sia il loro modo di intendere la libertà di espressione, lo si può desumere emblematicamente dal trattamento riservato a Julian Assange che, avendo rivelato fatti realmente accaduti, perciò stesso viene incarcerato, volendolo seppellire a vita. Non a caso fatti di guerra.

Tanta pervasiva propaganda, dalle televisioni ai giornaloni, dalle università alle scuole primarie, sottende una intima crisi capitalistica strutturale ed insieme la paura degli oligarchie dominanti di perdere il controllo dei popoli delle classi e delle nazioni subordinate.

La stato di guerra è l'antidoto alla crisi sistemica ed alla loro paura.

Italiani che rifiutano l'elmetto

Basta guardare a cosa emerge dai sondaggi, pur condotti dando per scontati alcuni “presupposti”, per capire che i loro cannoni mediatici non riescono a centrare il bersaglio.

Da una parte l'élite, dall'altra la gente: il riarmo è una follia”, constata Marco Revelli.35

I sondaggi non confermano le aspettative dei propagandisti di regime [vedi “Sondaggio IZI” nel riquadro a seguire].

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Sondaggio IZI

Ecco una sintesi delle risposte a 7 domande.*

  1. Qual è la sua opinione sul conflitto in corso?
    La Russia è il Paese invasore senza alcuna giustificazione: 44,4%. La Russia sta difendendo i propri interessi, ma non giustifico la guerra: 22,1%. Le responsabilità sono da attribuire a entrambi i Paesi in guerra: 18,4%. La Russia è stata provocata dall'Ucraina e/o dalla NATO e si sta legittimamente difendendo: 8,4%. Non so: 6,7%.
  2. È d'accordo con la proposta di innalzamento delle spese militari in Italia fino al 2% del PIL (oggi quasi all'1,6%)?
    Molto: 5,9%. Abbastanza: 14,4%. Poco: 30,7%. Per nulla, è la strada per la terza guerra mondiale o nuovi conflitti: 42,2%. Non so: 6,8%.
  3. La guerra in corso in Ucraina sta facendo aumentare il costo di diversi alimenti nel nostro Paese, tra questi il grano per la produzione di pasta e altri prodotti, il mais per i mangimi animali. Qual è la sua opinione in merito?
    Sono molto preoccupato: 70,4%. Non credo costituisca un problema a lungo termine la solo temporaneo: 23,6%. Non ho percepito variazione significative dei prezzi: 3%. Non so: 3%.
  4. Quanto è disposto a mutare i suoi abituali consumi alimentari per far fronte ad un cambiamento dei prezzi?
    Il tempo necessario affinché la guerra abbia termine: 50,1%. Poco, il governo dovrebbe intervenire per calmierare i prezzi alimentari come avvenuto per i carburanti fossili: 30,5%. Non sono affatto disposto a cambiare le mie abitudini alimentari: 11,1%. Non so: 8,3%.
  5. Crede che l'Italia e la Nato debbano difendere la libertà del popolo ucraino e la sua autodeterminazione ad ogni costo?
    Sì, anche se questo comporterà dei sacrifici: 30,6%. Non ad ogni costo ma solo se è sostenibile: 46,1%. Assolutamente no: 14,3%. Non so: 9%.
  6. Secondo lei, in che modo l'Italia dovrebbe aiutare l'Ucraina?
    Sia con un aiuto economico che con la fornitura di armi: 20,2%. Solo economicamente e con le sanzioni alla Russia: 21,8%. Solo diplomaticamente per arrivare ad un cessate il fuoco: 46,3%. Non dovrebbe aiutare l'Ucraina: 2,5%. Non so: 9,2%.
  7. Ha fiducia nei media che raccontano e testimoniano gli sviluppi della guerra in Ucraina e la situazione in Russia?
    Molto, i media stanno facendo un ottimo lavoro: 7,8%. Abbastanza: 38,5%. Poco: 25,8%. Per nulla: 20,5%. Non so: 7,4%.

* Sondaggio IZI esclusivo per Il Fatto quotidiano, pubblicato il 31/3/2022.

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Dalle risposte date si evince che per il 44,4% la Russia è l'invasore senza giustificazione alcuna, a fronte del 48,9% per i quali essa o difende i propri interessi o condivide pari responsabilità nel conflitto o, provocata, ha legittimamente reagito.

Forse agli intervistati si poteva offrire disponibile un'altra risposta: la causa principale della guerra risiede nella minaccia portata dalla NATO, tramite l'Ucraina di Zelensky, ma la Russia ha scelto la guerra pur non essendo l'unica possibile.

Una minoranza di poco più del 20% condivide (domanda 2) l'aumento delle spese militari, approvato dal parlamento. La stessa che (domanda 6) condivide l'invio di armi.

È lo zoccolo duro che vede con favore il sacrificio del sangue altrui, ma crede che i propri non debbano durare a lungo.

Colpisce una diffusa sfiducia nell'affidabilità dei media, che è pari (46,3%) a chi ne è molto o abbastanza soddisfatto. Perciò nuove aumentate dosi di falsità e di paura devono essere somministrate in un crescendo wagneriano.

Te le porta il “lattaio” quotidianamente sulle soglie di casa. I servizi d'intelligence confezionano, insieme a quelli di Kiev, filmati e testimonianze delle atrocità del nemico, nella ripetizione (senza apprezzabili variazioni) di un palinsesto già mandato cento volte in onda nelle precedenti guerre di civiltà dell'Occidente.

Immancabile l'invocazione di inchieste per mettere a giudizio i già prestabiliti colpevoli e di intervento del Tribunale dell'Aja. Un Tribunale che, in relazione alla guerra nella ex-Jugoslavia, riuscì a condannare quasi solo serbi ed a scagionare i tanti criminali cari alla NATO.

Pacifismo

Il pacifismo italiano è in subbuglio.

C'è chi vede resistenza ed autodifesa di un Paese indipendente nella lotta capeggiata dal governo Zelensky, a fronte di un'aggressione straniera. Sicché non rimarrebbe che sostenerla con sanzioni, aiuti in armi e non solo umanitari. Esattamente come vuole il governo e l'élite dominante.

Nella chiarezza di come sono andate le cose e delle responsabilità, il pacifismo non può identificarsi in nessuna delle parti in conflitto e, se non vuole risultare perfettamente inutile nel perseguire la sua finalità, deve muoversi con risolutezza contro il governo Draghi e l'élite bellicista dominante.

Fermo deve essere il rifiuto categorico della escalation militare, delle forniture belliche, dell'incremento delle spese per il riarmo, delle sanzioni. Tutto ciò viene a ricadere pesantemente sulle classi subordinate, chiamate a pagare il prezzo per la “loro guerra”.

Questa opposizione è anche l'unico modo per contribuire a sventare un conflitto generalizzato dalla disastrose conseguenze per tutta l'umanità ed aprire ad un nuovo ordine multipolare.

Forte e crescente è il sentimento antibellicista presente in Italia. Ad esso va data risposta politica sia in termini di movimento unitario di massa che di opposizione organizzata anche nelle istituzioni. Tocca alle forze socialiste agire per coniugare difesa ed emancipazione di classe alla rinascita nazionale.

Alzare la bandiera della nostra Costituzione non basterà, occorre impegnarsi da subito perché pane e lavoro siano affermati insieme a pace e democrazia.


La fase della guerra inaugurata dall'attacco militare russo segna un ineludibile spartiacque.

Le implicazioni di questo storico passaggio - per il pacifismo e la lotta politica nel nostro Paese - sono di tale importanza, che questo articolo può avere solo il significato di un contributo volto a ricomporre un quadro preliminare da cui partire per un dibattito più allargato.


Note

1 https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Odessa#:~:text=La%20strage%20di%20Odessa%20%C3%A8,opponevano%20al%20nuovo%20governo%20instauratosi [poi sbianchettato per supportare la narrazione anti-russa].

2 https://berniniric.blogspot.com/; “Krajne e dintorni”, novembre 2014; “La seconda guerra europea”, settembre 2015.

3 Accordi non scritti, ma attestati da un verbale - rinvenuto nei British National Archives dal politologo Joshua Shifrinson – della riunione dei Direttori politici dei ministeri degli Esteri di USA, UK, Francia e Germania, tenutasi a Bonn, il 6 marzo 1991.

4 https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/30777117/vladimir-putin-topo-bastone-aneddoto-spiega-tutto-zar.html

5 Curata da Federico Petroni, “Trasformiamo l'Ucraina nell'Afghanistan di Putin”, Limes 2/2022, pagg. 63-69.

A. Wess Mitchell fu assistente segretario di Stato USA per gli Affari europei ed eurasiatici (2017-19).

6 Basta confrontare i budgets militari degli Stati occidentali, rispetto a quello della Russia, per rendersi conto da dove proviene la “minaccia”.

7 Vedi a questo proposito Andrea Zhok, “La difesa dei nostri valori” su FaceBook, un post del 15 giugno 2021, che venne rilanciato da Beppe Grillo.

8 Tra il 2010 e il 2015 l'inserto mensile “Russia Oggi” è stato pubblicato dal quotidiano, ora passato sotto il controllo della famiglia Elkann-Agnelli.

9 Fuggito dai domiciliari al momento della invasione russa, viene riarrestato il 13 aprile 2022.

10 Ciononostante, nel 2020 la spesa militare russa è di 61,7 mld di dollari (4,6% del PIL), mentre quella USA è di 778 mld di dollari (3,7% del PIL), ossia 13 volte tanto.

11 Vedi intervista di F. Borgonovo a Aleksandr Dugin, “È una guerra alle oligarchie mondiali”, LaVerità, 21/3/22.

12 Notoriamente Zelensky è diventato presidente con una lista intitolata come il serial televisivo, di cui era stato attore protagonista.

13 Sono 1000 uomini inquadrati dal 2015 nella Guardia Nazionale. Al momento dell'invasione russa radunava 22 nazionalità. Come gruppo paramilitare ha attaccato i civili russofoni. Simbolo il Wolfangel, insegna usata dalle SS.

14 Toni Capuozzo, LaVerità, 14 marzo 2022.

15 https://berniniric.blogspot.com/; vedi in “La seconda guerra europea”, 9/2015, la finestra “Un eroe europeo?”.

16 https://www.washingtonpost.com/opinions/henry-kissinger-to-settle-the-ukraine-crisis-start-at-the-end/2014/03/05/46dad868-a496-11e3-8466-d34c451760b9_story.html

17 Fabio Mini, scrittore, generale di corpo d'armata, è stato capo di Stato maggiore del Comando NATO per il Sud Europa. A partire dal gennaio 2001 ha guidato il Comando Interforze delle Operazioni nei Balcani. Dall'ottobre 2002 all'ottobre 2003 è stato comandante delle operazioni di pace a guida NATO in Kosovo.

18 Alessandro Orsini è direttore e fondatore dell'Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della LUISS e del quotidiano Sicurezza Internazionale.

19 Oltre a Fabio Mini, Marco Bertolini, Leonardo Tricarico, Giuseppe Cucchi e Claudio Graziano.

20 https://www.youtube.com/watch?v=kYDtzTYgrJU.

21 A. Orsini, “Ma quale ottimismo, Putin potrebbe sventrare l'Ucraina in ogni momento”, Il Fatto Quotidiano, 22 marzo 2022.

22 F. Mini, “Milizie nazi, armi e stragi di civili: i veli sulla guerra”, Il Fatto Quotidiano, 23 marzo 2022.

23 https://www.startmag.it/mondo/la-guerra-russia-ucraina-vista-da-un-ex-nato/

24 Stefano Citati, “Bombe e referendum”, Il Fatto quotidiano, 28/3/22. «Naturalmente è all'est che la “fase due” dell'”operazione militare” (…) ha il suo fulcro. (…) Solo allora [ndr. compiuta l'operazione], sostengono diversi analisti occidentali, Mosca potrebbe intavolare concrete trattative con Kiev e procedere con l'annessione dei territori a maggioranza russofona (…). Uno “scenario coreano” con il Paese diviso nettamente in due, sosteneva ieri il capo dell'intelligence di Kiev.»

25 Anche Ronald Reagan adottò il “keynesismo bellico”.

26 https://www.money.it/Panico-ufficiale-Pepp-Pigs-Consiglio-Ue

27 https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2022/02/23/uk-repubbliche-baltiche-annunciano-esercitazioni-militari-preventive-nel-nord-europa/

28 Le riporta LaVerità, il 29 marzo 2022.

29 Lo riporta Il Fatto Quotidiano del 5 aprile 2022.

30 L'emergenza ecologica passa in secondo piano. Il gas liquido dagli USA è da scisti bituminosi. Il traffico navale inquinante si moltiplicherebbe. Ritorna in auge l'energia da centrali nucleari.

31 https://www.corriere.it/opinioni/22_marzo_15/perche-russia-sembra-immune-sanzioni-efe8d8b8-a3c2-11ec-9af1-c1077f9ccdda.shtml

32 Gabriele Pastrello, Post su FaceBook del 16/3/22.

33 Ndr. Si tratta del congelamento di quasi metà dei 640 miliardi di dollari della Banca centrale russa in riserve finanziarie.

34 Beatrice Nencha, La Cina osa:«E' l'ora dell'Eurasia», LaVerità, 10 aprile 2022.

35 Intervista di Lorenzo Giarelli sul Fatto Quotidiano del giorno di pubblicazione del sondaggio IZI (31/3/2022).

lunedì 18 ottobre 2021

Gli Dei di Davos

Gli Dei di Davos

Note su “IL DIO VACCINO - Il più grande e oscuro business del XXI secolo”

libro di Tiziana Alterio, 2021


 

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Tiziana Alterio

Da https://www.tizianaalterio.it/chi-sono-1/biografia/

Il giornalismo, per me, è servizio e non può che essere libero e indipendente.”

«Giornalista d'inchiesta indipendente, scrittrice e attivista.

Ferma oppositrice del pensiero unico dominante, quello neoliberista occidentale che riduce tutto ad omologazione.

Ho viaggiato come reporter in Africa, Asia, Sud-America e mondo arabo ma la mia attenzione è da sempre rivolta, soprattutto, ai Paesi Mediterranei e ho fondato e diretto per 7 anni la testata giornalistica ilmediterraneo.it. Ho lavorato in passato sia a Rai3 che a Mediaset anche come autrice e conduttrice televisiva.

Esperta di tematiche Europee con particolare attenzione per l'area del Sud-Europa e del Mediterraneo.

Nel 2017 sono stata referente per l'Italia del Nesi Forum, il Primo Forum Mondiale sulla Nuova Economia.

Sostengo la Rinascita delle Comunità e delle Economie Locali.

Ho incontrato e intervistato negli ultimi 3 anni pensatori e visionari di nuovi modelli di società, come Christian Felber (Economia dei Beni Comuni), Gunter Pauli (Blu Economy), Helena Norberg_Hodge (Economia della Felicità), Joan Melè (Fondatore Banca Etica America Latina), Serge Latouche (Movimento per la Decrescita Felice) e molti altri.

Ho scritto La Guerra Silenziosa (2016), Colpo di Stato (2018) insieme a Franco Fracassi e I Conquistatori (2019) insieme ad Elio Lannutti e Franco Fracassi.»

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Il libro di Tiziana Alterio va con coraggio controcorrente, contribuendo alla conoscenza di quando come e perché è stato eretto ad idolo il Vaccino salvifico, divenuto in pandemia rimedio unico "risolutivo", corredato dal green pass.

Anche chi si attribuisce un approccio "scientifico" non deve sdegnarlo.

Il linguaggio giornalistico dell'opera, molto vicino al parlato quotidiano, è divulgativo e più diretto di quello tipico di un saggio. A questo indubbio pregio accompagna però un difetto, allorché da alcuni fatti e documenti, senz'altro rilevanti e reali, l'Autrice deriva troppo sinteticamente tesi generali e globali che mi paiono meritevoli, perlomeno, di maggiore approfondimento. Tesi esposte nel primo capitolo, che discuterò solo dopo una rivisitazione di una buona parte del restante testo dedicato a dimostrarle.

Quando, come e perché. 

Alterio segue, sull'esempio di Falcone e Borsellino, la traccia del denaro per la sua indagine.

A partire dal secondo capitolo - “1980: quando tutto ebbe inizio” -, Alterio mostra l'esistenza di una stretta connessione tra scoperte scientifiche, loro riconoscimento tramite il conferimento dei Nobel, ed attivazione del business. La biotecnologia diventa un affare e le aziende del settore vengono quotate a Wall Street.

A facilitare l'epocale passaggio interviene il potere politico, con opportune regole, a cominciare dal presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter, che volle la legge Bayh-Dole sulla “liberalizzazione” dei brevetti e dei marchi.

Università ed imprese, le cui ricerche venivano sovvenzionate dal governo,

¨potevano brevettare le loro scoperte per poi concederle in licenza esclusiva alle case farmaceutiche che, a loro volta, li trasformavano in farmaci e vaccini da vendere guadagnando anche dalle royalties.¨1

Corrono gli anni '80, durante i quali si diede pratica attuazione alle teorie economiche “liberali e liberiste” di Friedrich August von Hayek e della scuola di Chicago, grazie all'iniziativa politica del duo Reagan-Tatcher.

La salute cessa di costituire il “baricentro”, sopra di essa si erge la prevalente logica del profitto. Per darle spazio i sistemi sanitari pubblici nazionali vengono via via depotenziati, mentre le multinazionali del farmaco fanno business.

Sono in tutto 15 e detengono circa la metà del mercato farmaceutico globale: 8 statunitensi, 2 britanniche, 2 svizzere, 1 francese, 1 israeliana ed 1 tedesca.

Cresce la loro finanziarizzazione.

Sono tempi in cui si afferma a livello internazionale il “partenariato pubblico-privato”, che nasconde in realtà la dipendenza del pubblico.

Big Pharma impone il proprio controllo innanzitutto sulla ricerca clinica, ovvero sulle sperimentazioni che preludono a nuovi farmaci e vaccini.

In parallelo, attraverso la pubblicità sulle riviste mediche, condiziona pesantemente la loro vita e le loro pubblicazioni scientifiche.

Il prezzo alla vendita dei farmaci è stabilito non in base al costo, bensì al ricatto del bisogno spesso vitale a cui i sistemi pubblici devono corrispondere, pagandoli.

¨Quarta tappa dell'iter del farmaco e del vaccino sono le linee guida cliniche.¨2

Big Pharma è in grado di condizionare i decisori tramite onorari per conferenze, borse di studio, consulenze. In barba al conflitto d'interesse.

Infine, interviene sui medici con il suo marketing capillare.3

FDA ed EMA sono eterodirette dalle case farmaceutiche.

¨L'industria privata finanzia l'agenzia che deve controllarla.¨4

La stessa OMS è coinvolta e subisce una trasformazione. Sulla scorta della nuova definizione di pandemia che sdogana le “false pandemie”, per dichiarare l'emergenza generale basta “pigiare il bottone”.

¨Con il cambio della definizione di “pandemia” fatta dall'OMS, da allora, non si comprende bene quale sia la differenza tra un'influenza pandemica e una stagionale.¨5

Il caso più eclatante è rappresentato dalla dichiarata pandemia da influenza suina, il cui vaccino venne acquistato in milioni di dosi dai vari governi, poi in gran parte gettate al macero.

¨Fu così per la Sars 1 del 2002, fu così per la mucca pazza, fu così per l'influenza aviaria nel 2003, fu così per quella suina del 2009. Tutte pandemie rivelatesi fasulle. E per il COVID-19 nel 2020?¨6

Quindi Alterio entra nel vivo della disputa vaccinale in corso: la “quinta pandemia”.

La macchina mediatica è messa in moto. L'OMS pigia il fatidico “bottone”. Una montagna di dati seminano paura e senso di insicurezza nel mondo. Big Pharma ne approfitta. La popolazione mondiale è “bullizzata”. Dilagano i “tamponamenti” molecolari.

¨Praticamente l'80 percento degli italiani è stato tamponato e così pure il resto del mondo. Una scienza fideistica che affida ai tamponi decisioni relative alla chiusura di interi paesi.¨7

Lo stesso Istituto Superiore di Sanità italiano rivede ciò che solo un anno prima sosteneva.

¨La macchina dei tamponi tiene in piedi l'emergenza sanitaria: fatti e persone sane, asintomatiche che se risultano positive vengono ritenute malate, perché pericolose, ingrossano i numeri che quotidianamente bullizzano i cittadini.¨8

L'Autrice contesta la gravità della situazione, confrontandola con il tasso di mortalità della Spagnola e rilevando come i decessi siano contati in modo erroneo.

¨E l'influenza stagionale quanti morti provoca ogni anno nel mondo? Secondo i dati dell'OMS dai 250 ai 500mila decessi. (…) Ma il punto cruciale è se con una percentuale di decessi pari allo 0,18 percento l'OMS possa dichiarare una pandemia.¨9

Al capitolo “Il pigia bottone dell'OMS e le false pandemie”, segue quello dedicato alla “volpe Gates” che “entra nel pollaio”.

Dagli anni '90 in poi molti Stati interruppero il regolare pagamento delle quote obbligatorie, sicché l'OMS fu costretta ad aprirsi ai “contributi volontari”, in ottemperanza al “partenariato pubblico-privato”.

La “volpe Gates” si vide schiusa la porta del “pollaio” e non esitò a varcarla.

Il Forum di Davos del 2000 imprime la svolta.

¨A Davos si traccia il percorso su cui poi tutti cammineranno condizionando milioni di persone.

A Davos si è deciso il Nuovo Ordine Mondiale.¨10

Vi partecipa il presidente Bill Clinton. Nasce la Global Alliance for Vaccines and Immunization.

¨Per l'occasione si incontrano, per la prima volta a Davos, Big Pharma, le organizzazioni no profit e le principali fondazioni con lo scopo di trovare nuovi modi per vaccinare i bambini dei paesi poveri. Da quel giorno, Bill e Melinda Gates trovarono la loro missione filantropica: sostenere con il loro immenso patrimonio le vaccinazioni lì dove ce ne fosse bisogno per salvare i bambini del mondo.¨11

¨GAVI Alliance ha, attualmente, seggi permanenti dove ci sono, oltre alla Fondazione Gates, principale investitore, anche l'UNICEF, la Banca Mondiale e l'OMS. Gli altri seggi sono, invece, a rotazione e sono di Big Pharma. (…) Funziona, praticamente, come una spa quotata in borsa.¨12

I fatti però smentiscono l'immagine filantropica che Bill vuol dare di sé.

¨(...) attualmente la Fondazione Gates è il primo finanziatore dell'OMS, il primo finanziatore di GAVI Alliance, il programma mondiale sui vaccini, e ha messo le mani in pasta anche su chi sta sviluppando e distribuendo in mezzo mondo i vaccini, come BioNTech e molte altre piccole società. Ha poi i suoi soldi in fondi di investimento collegati alle più grandi multinazionali.

La fondazione Gates ha il più grande conflitto di interessi fatto passare come qualcosa di normale che ruota intorno ad un unico business mondiale: i vaccini.¨13

Anche grazie a GAVI la “Decade dei vaccini 2011-2020” è inserita nell'agenda globale (Global Health Agenda).

¨Agenda all'interno della quale l'Italia nel 2014 fu nominata capofila, Paese sperimentale nelle vaccinazioni.¨14

¨La decade dei vaccini è terminata nel 2020 e se ne è aperta un'altra: quella che sarà ricordata nella storia come la più grande campagna mondiale di vaccinazione mai vissuta grazie alla pandemia del COVID-19.¨15

La Fondazione Gates oggi è già oltre e si concentra sull'editing del genoma del 21° secolo.

In questo contesto si colloca l'Italia, che nel 2014 l'Italia assume il ruolo non invidiabile di “paese cavia”. È un vanto della ministra della Salute Beatrice Lorenzin e del governo Renzi, che riescono ad imporre ai bambini italiani ben 10 vaccini obbligatori, dai 4 già previsti.

Misure simili potrebbero essere necessarie in una società democratica”, dichiara la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Rileva Alterio:

¨Peccato che almeno 12 giudici della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo abbiano conflitti di interesse e siano legati anche alla Fondazione Open Society di George Soros .¨16

Il miliardario Soros è uno dei maggiori donatori della Corte.

La seconda parte del libro è dedicata agli “Intrecci finanziari” e al “Far West delle sperimentazioni”. Contiene i seguenti capitoli: 7° “Vaccini, Bancomat degli azionisti”; 8° “Mantieni la rotta”; 9° “Il drago a tre teste”; 10° “Le sette sorelle”; 11° “Conflitto di interesse made in Italy”; 12° “Sulla pelle dei bambini”; 13° “Il Far West delle sperimentazioni”.

Li trascuro non perché non siano assai importanti, soprattutto per la raffigurazione degli intrecci finanziari globali e l'esercizio di potere nell'ambito della sperimentazione scientifica, ma per arrivare più rapidamente al “nocciolo” del libro di Alterio.


Nelle divisioni del mondo.

Nelle pagine iniziali viene anticipato un tema che verrà svolto nella terza parte del testo.

¨La Russia e la Cina vaccinano poco al loro interno, appena l'8 percento dei russi hanno avuto una dose, ad aprile 2021, e appena il 2 percento dei cinesi e sono ritornati ad una situazione di normalità già ad inizio del 2021. Proteggono le fasce più deboli e i soggetti più vulnerabili ma lasciano che l'immunità di gregge venga raggiunta naturalmente. ¨17

Un approccio ignorato dall'Occidente, nel quale gli Stati Uniti sono leader con il maggior numero di multinazionali del farmaco.

D'altro canto Russia e Cina adottano la vecchia sperimentata tecnica, e non quella a mRNA, per la creazione di loro vaccini, impiegata invece dalle case farmaceutiche (anche se non da tutte) occidentali. Sia in Russia che in Cina la proprietà dei brevetti è nazionale e fa capo a grandi imprese sotto controllo statale.

Con il “lancio” del vaccino Sputnik si rinnova in ambito sanitario il duello sul primato spaziale con gli USA. Si scatena subito il deprezzamento mediatico dello Sputnik. Ciò nonostante a settembre 2020 la Russia riceve richieste di acquisto da oltre 20 paesi, dall'America Latina, dall'Asia e dal Medio Oriente per 1 miliardo di dosi.

Sottolinea Alterio:

¨Lo Sputnik è dei cittadini russi, il vaccino della Pfizer e di Moderna, della Johnson&Johnson e di AstraZeneca è di proprietà delle case farmaceutiche, nonostante siano stati sviluppati anche con soldi pubblici.¨18

Giocando d'anticipo sui tempi, lo Sputnik mette in difficoltà la Commissione Europea, che pone un veto politico all'adozione del vaccino russo.

¨I russi, così come i cinesi, hanno adottato una politica diversa. Conquistare posizioni di mercato all'estero e lasciare la propria popolazione che si immunizzi naturalmente. Non trovo altre spiegazioni per queste scelte così macroscopicamente distopiche rispetto all'evidenza dei fatti.¨19

Sul fronte dei vaccini è in atto uno scontro geopolitico mondiale.

¨Ciò che è sicuro è che il grande business dei vaccini farà comprendere molto presto quale potenza mondiale dominerà il mondo negli anni futuri. Saranno ancora gli Stati Uniti? O la Cina e la Russia sorpasseranno la potenza Occidentale?¨20

La Cina entra in scena con vaccini a più bassa efficacia ma, seguendo la vecchia tecnica, “usato sicuro” e “low cost”, più facilmente gestibili visto che non devono essere preservati a temperature molto basse.

I vaccini cinesi sono 4 e 3 le aziende produttrici: Sinopharm, CanSino e Sinovac.

¨Nel riposizionamento geopolitico la Cina avrebbe deciso di giocare la sua partita conquistando territori da sempre appannaggio degli Stati Uniti, come l'America Latina, insieme a molti paesi del Sud-Est asiatico, delusi da Big Pharma per non aver ricevuto in tempo le dosi promesse, soprattutto da Pfizer. Pechino aveva puntato anche ai Paesi del Medio Oriente, del Nord Africa e soprattutto dell'Africa.

Se la Russia era stata la prima nella corsa all'approvazione dei vaccini, la Cina era stata la prima nella chiusura dell'emergenza. E mentre Pechino poteva, quindi, concentrarsi nell'espandere ancora di più il suo potere in altri paesi, l'Occidente arrancava.¨21

La Cina concentra perciò la capacità produttiva nell'esportazione

¨anche offendo gratuitamente vaccini ad oltre 53 nazioni che ne avevano bisogno.¨22

¨La maggior parte delle nazioni erano paesi in via di sviluppo. Più che l'Europa questa volta l'obiettivo di Xi Jinping era infatti l'Africa e l'America Latina, terra di conquista già da diversi anni.

Puntare ai paesi poveri significava utilizzare il vaccino come leva negoziale per gli anni futuri. Significava tenerli sotto scacco.¨23

A supporto l'Autrice cita fonti occidentali avverse, le quali intravvedono nella strategia cinese un tentativo di utilizzare la “carità” a fini egemonici.

Secondo Alterio, Cina e Russia sono rivali che, pur avvicinatesi in chiave anti-americana, nutrono separate “ambizioni imperiali”.

Dopodiché menziona il caso in cui le autorità locali del partito comunista cinese stopparono una iniziativa del governo della città di Wancheng, provincia di Hainan, di forzare la popolazione a vaccinarsi.24

La Cina, capace di isolare forzatamente intere aree urbane abitate da milioni di persone, non era preoccupata né di possibili nuove ondate, né delle varianti del virus.

¨Delle due l'una o l'Occidente stava sopravvalutando il virus mentre la Cina lo stava sottovalutando, oppure era vero il contrario.¨25

Nota finale:

¨Fino ad aprile 2021 ancora nessun vaccino occidentale era stato approvato dall'Ente regolatore dei farmaci di Pechino.¨26

Quanto sin qui riportato consente ora di ritornare al capitolo primo, nel quale sono esposte tesi portanti di Alterio.

Il vaccino idolo.

Come siamo arrivati alla vaccinazione generale “obbligata”?

¨Il Dio vaccino “sperimentale” ha, dunque prevalso sopra ogni cosa, un Dio unico che non accetta concorrenze, le cure possibili, appunto, altrimenti la torre su cui è stata costruita l'intera impalcatura cadrebbe come la neve che si scioglie al sole. Per essere autorizzato in fase sperimentale e in “modo condizionato” dalle Agenzie di controllo del farmaco, quali la FDA americana (Food and Drug Administration) e l'EMA europea (European Medicines Agency), non dovevano esistere cure possibili. Lo dice il regolamento europeo n. 507/2006 della Commissione del 29 marzo 2006 relativo all'”immissione condizionata” di farmaci in commercio.¨27

Come si evince da un estratto del regolamento dell'EMA, che segue lo stesso indirizzo della FDA. Dunque, la esclusione di ogni possibile cura ed il protocollo di inerte “vigile attesa”, dal manifestarsi dei primi sintomi, sono stati dettati dalla scelta politica a priori di corrispondere alle condizioni richieste dall'EMA.

Da questa evidenza, Alterio deriva alcune tesi che dimostrerà nel libro. Ne cito alcune espresse nel primo capitolo, tralasciando quelle di ordine filosofico e morale o relative alla “Verità” della Scienza, che richiederebbero una trattazione troppo ampia per queste brevi note.

¨L'emergenza COVID-19 ha sdoganato un linguaggio militaresco come “coprifuoco” e “guerra al virus” imponendo una dittatura sanitaria alimentata dalla paura della morte. Il COVID-19 è stato il Colpo di Stato del neoliberismo dove ciò che era sopravvissuto alla crisi economico-finanziaria del 2008, piccole imprese, artigiani, partite IVA è stato messo nelle condizioni di essere un morto agonizzante, mentre chi già godeva di ottima salute come le multinazionali e le lobby finanziarie hanno potuto festeggiare la nuova era del Covid che ha fatto ingrossare enormemente i loro portafogli.

L'emergenza ha svelato però molte altre cose: la totale impreparazione del sistema sanitario occidentale sempre più nelle mani dei privati e il disastro del depotenziamento della sanità pubblica e della medicina territoriale. Ha svelato, ancora, che il concetto di libertà che pensavamo acquisito, in realtà, può essere minato molto velocemente in nome dello “stato di eccezione”. Ciò a cui stiamo assistendo è, infatti, la “securitizzazione” della salute che avviene quando lo Stato, affermando di essere di fronte ad una minaccia esistenziale, richiede che siano prese contromisure urgenti e straordinarie e persuade la popolazione che tale azione è necessaria. La securitizzazione legittima l'aggiramento delle normali regole del gioco politico come il normale processo democratico. In questo modo l'epidemia, da problema della salute e quindi regolato da autorità e professionisti della salute, diventa problema di sicurezza, e quindi regolato da autorità politiche, forza pubblica e magistratura.¨28

Nel mondo, annota Alterio, si è manifestato un dualismo tra opposte visioni sui vaccini. Da un lato gli Stati Uniti e l'Unione Europea, dall'altro la Russia e la Cina. Sui vaccini è in corso una guerra geopolitica. La ricchezza confluisce verso le multinazionali. Le piccole attività, i “piccoli”

¨ora sono costretti a cedere il passo al Grande Reset stabilito a Davos, il forum mondiale dove si decidono le sorti del mondo. (…) Solo una minoranza di cittadini resiste alla narrazione ufficiale, invocando il ripristino delle libertà fondamentali soffocate da una dittatura sanitaria che ha utilizzato il virus come cavallo di Troia per imporre un Nuovo Ordine Mondiale.¨29

Disvelamenti e teoria.

Tiziana Alterio trae forza da un alto senso morale: la difesa dell'umanità, della parte più esposta alla strategia sanitaria in atto, soprattutto dei bambini e dei poveri. Il suo lavoro è fonte di diffusione della conoscenza di molti meccanismi relativi ad un ambito, quello della salute, divenuto così importante nel mondo contemporaneo.

Dalla sequenza dei fatti, dalla esposizione dell'intreccio degli interessi planetari, dalla conferma di quanto negativo sia stato il portato del neoliberismo, tuttavia, deriva una teorizzazione che merita discussione.

La salute è sovrastata dal profitto?

Direi, piuttosto, che la salute deve essere ridotta a merce per consentire il profitto, anzi il sovra-profitto oligopolistico. La tendenza a trasformare ogni risorsa e relazione in merce è nel DNA del capitalismo. Evidente sul piano storico dal tempo delle inclosures inglesi. È proprio del liberalismo politico, non unicamente del “neoliberismo” economico, realizzare questa propensione innata del capitale. La mercificazione della salute per trarne profitto può avvenire solo alla condizione di distruggere i sistemi sanitari pubblici nazionali e rendere dipendente la salute di un Paese.

I governi italiani del biennio pandemico non potevano, in mancanza di radicali cambiamenti politici, che attestarsi sulla linea intrapresa negli anni della controrivoluzione liberale.

Perciò sono state volutamente bloccate tutte quelle iniziative che potevano essere efficaci e, quantomeno, circoscrivere e ridurre il danno. Avrebbero costituito un precedente di medicina territoriale, di prossimità e prevenzione, in opposizione alla riforma di struttura “ospedale-centrica”, avvalorando agli occhi della maggioranza la funzione centrale della sanità pubblica nazionale.

Questo è la contesa principale.

È l'avversione strategica alla sanità pubblica ad aver condotto alla scelta del vaccino arma unica “risolutiva”, dopo aver impedito tutte le altre.30

Nonostante il governo dica di uniformare la propria azione alle indicazioni della Scienza, rappresentata istituzionalmente dal CTS e da AIFA, sono queste ultime ad esserle subalterne. Con il governo Draghi potremmo dire che i “tecnici” della sanità obbediscano a quelli dell'economia. “Verità” tecnico-scientifiche in gerarchia politica di ordine liberale (al comando del Dio danaro), tanto più evidente quando viene adottato il discriminatorio ed ipocrita green pass, una misura particolarmente liberticida in Italia.

Se ne potrebbe concludere, tenendo conto del contesto internazionale, che gli unici spazi di residua sovranità italiana siano quelli “passivi”, ovvero in esecuzione del peggio che comporta la relazione di dipendenza.

Come liberarsi da tale dipendenza? Non solo opponendosi globalmente, ma sganciandosi localmente, su base democratica nazionale (da noi costituzionale) in un rinnovato internazionalismo.

Vaccino o altro, l'avversario globale è costituito sì da Big Pharma, ma come parte degli oligopoli finanziarizzati in una economia-mondo centrata sugli Stati Uniti, alleati ad Europa e Giappone, le “potenze” occidentali.

Per descrivere il sistema, forse è più calzante l'immagine del “mainstream”. Rende meglio il confluire in un alveo principale e dominante (in Occidente) di differenti apporti dai versanti ideologici e dell'informazione, del potere politico e di quello economico.

Se una “cabina di regia” occidentale esiste, essa può trovarsi, piuttosto che altrove, simbolicamente situata a Washington, negli States, che detengono l'indispensabile potere militare.

A Davos, o in altri vertici elitari , i convenuti possono disegnare scenari strategici per loro auspicabili, verso i quali convogliare il mainstream. Il che non equivale a poter decidere le sorti del mondo. Non solo perché le élites che vi si radunano sono solo una parte del potere reale, ma soprattutto perché l'Occidente ricco non è più nelle condizioni di poter governare l'intero mondo.

La globalizzazione avviata dal duo Reagan-Tatcher, sulla scia dell'affermazione egemonica del pensiero economico-politico liberale, ha instaurato una tripartizione gerarchica globale oggi traballante. Vacilla la cima riservata al primo mondo “produttore di idee”, sotto la pressione dei paesi emergenti “produttori di beni materiali”, nonché dei paesi terzi, “fornitori di materie prime e manodopera a basso costo”.

Per Alterio, le strategie geopolitiche delle emergenti Russia e Cina sono spiegate attribuendo loro mire espansionistiche neo-imperiali.

Innanzitutto i due regimi politici non sono accomunabili, se non per il fatto che esercitano una propria sovranità indipendente dall'Occidente ricco ed avversano il dominio statunitense.

Nel caso in esame, le strategie adottate da Mosca e Pechino nell'affrontare l'emergenza pandemica al loro interno sono state piuttosto differenti, sebbene poggiate su vaccini propri, di proprietà pubblica statale, prodotti in patria e secondo tecnica tradizionale (non mRNA sperimentale).

In particolare la Cina, di cui andrebbe dimostrata in cosa concretamente consista la pratica neo-imperiale – data invece per scontata dall'Autrice -, nutre un interesse politico essenziale affinché i paesi in via di sviluppo, possano sganciarsi dalla dipendenza. Ne va della sua stessa indipendenza.

Questa semplice considerazione basterebbe per non appiattirsi sulla sola opposizione “élites” contro popolo a livello mondiale, che rimane perciò l'unico orizzonte politico, piuttosto generico, nel quale si muove Alterio, perché chiuso a fare perno sulle contraddizioni che impediscono la pretesa dell'Occidente ricco e delle sue élites di ordinare e governare il mondo.

Alterio chiama in causa l'avvenuta esecuzione di un “Colpo di Stato”. Di quale Stato? Dello Stato delle Multinazionali o della Finanza mondiale?

Un colpo di Stato implica uno Stato, nonché un “complotto” ed un “retrostante”, quando invece è palese il portato delle élites transnazionali.

Il rischio di una narrazione di questo tipo è che i “disvelamenti” elevino i convenuti a Davos, o in altri convegni riservati a ristrette élites, nel cielo di un potere inattaccabile dai comuni terrestri.

Una spiegazione in chiave sistemica, cioè attinente all'assetto capitalistico mondiale, mostrerebbe, senz'altro, quanto sia a livello internazionale che nazionale le sue articolazioni presentino faglie e contraddizioni alla portata di una opposizione capace di approfittarne, incidere e non farsi sopraffare.

Il fatto che alcuni straricchi, parte dello “zero virgola dell'umanità”, godano del vigente assetto sistemico globale per ergersi a “benefattori” del mondo, dopo aver partecipato alla creazione di enormi diseguaglianze, non prova che siano a capo di tutto. È una forzatura semplificatoria.

Contestare alle fondazioni “filantropiche”, come quelle di Bill Gates, la circostanza che finiscano per lucrarci è assai limitativo. Di certo esiste l'affermazione di potere, la volontà soggettiva di decidere di una ristretta cerchia di miliardari, sopra i popoli, le nazioni, la sovranità degli Stati, ogni possibile espressione democratica.

Una supponente e smisurata arroganza: si sentono Dei dell'Olimpo.

Tuttavia, la loro azione, seppur capace di indurre una emergenza vaccinale globale, non è in grado di determinare un Nuovo Ordine Mondiale. A questo ordine mirava già la politica estera statunitense quando decise le guerre – ultima delle quali in Afghanistan - che ha poi perso. Da un tassello evincere meccanicamente la composizione dell'intero puzzle può condurre all'errore.

Opposizione.

Alterio si erge a difesa di piccole imprese, artigiani e partite IVA, già attaccati dalla crisi del 2008. Mancano gli operai, i precari, i lavoratori dipendenti, ai quali appartengono, di fatto ma in posizione debole, gran parte delle stesse partite IVA. Cresce la povertà. I penalizzati dalla crisi e dalla gestione politica dell'emergenza pandemica appartengono ad un popolo multiforme.

Cosa sta succedendo in questo ottobre 2021?

In pandemia il governo Draghi ha seguito una strategia avversa alla sanità pubblica territoriale (inerte anche di fronte al crescere delle “morti bianche”), perseverando su quella della sanità-merce, corredata dal green pass discriminatorio. Al contempo ha dato il via libera ai licenziamenti, ad ulteriori delocalizzazioni, con chiusura di interi stabilimenti, ed agli sfratti. Ha poi fatto ricorso all'uso dello squadrismo fascista per chiamare all'arroccamento interno delle istituzioni, attorno al potere liberale centrale, per reprimere l'esterno sociale che si oppone.

Mira ad impedire che la protesta di popolo e la lotta dei lavoratori convergano. Nello svolgersi del rapporto, questi ultimi possono riconoscersi in una propria identità e costruirsi politicamente classe per sé, praticando l'unione dell'insieme.

1Tiziana Alterio, “Il Dio Vaccino”, 2021, pag. 37.

2Ibidem, pag. 50.

3La denuncia di Alterio richiama alla mente il film italiano “Il venditore di medicine” (vedi su RaiPlay).

4Ibidem, pag. 52.

5Ibidem, pag. 62.

6Ibidem, pag. 63.

7Ibidem, pag. 65.

8Ibidem, pag. 66.

9Ibidem, pag. 67.

10Ibidem, pag. 73.

11Ibidem, pag. 73.

12Ibidem, pag. 74.

13Ibidem, pag. 77.

14Ibidem, pag. 78.

15Ibidem, pag. 81.

16Ibidem, pag. 100.

17Ibidem, pag. 27.

18Ibidem, pag. 200.

19Ibidem, pag. 207.

20Ibidem, pag. 221.

21Ibidem, pag. 233.

22Ibidem, pag. 234.

23Ibidem, pag. 235.

24Più recentemente saranno le autorità centrali del Pcc a porre un divieto alle iniziative di amministrazioni locali tendenti all'obbligo vaccinale.

25Ibidem, pag. 240.

26Ibidem, pag. 243.

27Ibidem, pag. 21.

28Ibidem, pag. 23.

29Ibidem, pagg. 28-29.

30AIFA, subalterna all'esecutivo, ha persino rifiutato la donazione di farmaci monoclonali, ragione per cui la Corte dei Conti la imputa di “danno erariale”.